Da dove arriva la fame?

La fame non ha un unico stimolo …

Le differenze tra la fame omeostatica e quella edonica risiedono principalmente nelle motivazioni biologiche e psicologiche che spingono l’individuo a consumare cibo.

La fame omeostatica rappresenta il meccanismo biologico fondamentale per la sopravvivenza ed è guidata esclusivamente dalle esigenze metaboliche dell’organismo.
Sopravvivenza ed Energia: Il cervello umano funziona a base di zuccheri e consuma circa il 75% del glucosio circolante per sostenere l’attività dei neuroni. Dal punto di vista evolutivo, la preferenza per il dolce è innata perché segnalava alimenti ricchi di calorie e generalmente non velenosi.
• Scopo: Mantenere l’equilibrio energetico del corpo in base al dispendio energetico e all’attività fisica.
• Segnali di controllo: È regolata da segnali tonici influenzati dalla composizione corporea (come la leptina rilasciata dal tessuto adiposo che inibisce la fame) e da segnali episodici legati allo stato dei pasti.
• Ormoni coinvolti: Quando lo stomaco è vuoto, viene prodotto l’ormone grelina che stimola l’appetito; al contrario, dopo l’assunzione di cibo, ormoni come GLP-1, PYY e CCK segnalano la sazietà. Alcune persone non percepiscono questo segnale bensì calo di attenzione, maggiore irritabilità, maggior salivazione. Non siamo tutti uguali!
• Fattori scatenanti: È attivata dalla reale carenza di nutrienti, riserve di glicogeno epatico o distensione gastrica.

se osserviamo la Medicina Tradizionale Ayurvedica indiana, notiamo che il periodo migliore per favorire la digestione è tra le 10 e le 14, che corrispondo alla fase Vata diurna.

 

La fame edonica descrive l’assunzione di cibo in assenza di un deficit energetico reale, motivata dal piacere o da fattori esterni.

  • Scopo: Soddisfare il desiderio di piacere e ricompensa, spesso attraverso il consumo di cibi altamente appetibili (i cosiddetti “comfort food”, ricchi di grassi saturi e zuccheri raffinati).
  • Fattori scatenanti: È influenzata da stimoli sensoriali (vista, profumo), abitudini, stili di vita, fattori psicologici ed emozioni come lo stress psicofisico per cui si ricerca un comfort food,  mimetismo comportamentale, marketing, ingegneria alimentare
  • Meccanismi cerebrali:
    • Coinvolge il sistema dopaminergico della ricompensa (che comprende aree come il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale), lo stesso circuito attivato da sostanze come alcol e nicotina.
    • Tolleranza e “Down-regulation”: Un consumo eccessivo porta il sistema di ricompensa a sviluppare tolleranza, richiedendo quantità sempre maggiori di cibo per ottenere la stessa sensazione
    • Legame con Stress e Paura: Il desiderio compulsivo di zucchero è collegato alle aree del cervello che registrano lo stress e la paura, come l’amigdala.
    • Perdita del Controllo Inibitorio: Gli zuccheri e i grassi in eccesso indeboliscono la corteccia prefrontale, che funge da “freno” del cervello.
  • Caratteristiche: Favorisce impulsi alimentari incontrollati, è slegata dall’indice di massa corporea (BMI) e si associa spesso a segnali di sazietà inefficienti.

 

Poi c’è la Fame indotta dal microbiota

in cui i batteri intestinali possono influenzare le preferenze alimentari e il senso di fame attraverso la produzione di metaboliti e la comunicazione con il nervo vago.

Il microbiota intestinale esercita un’influenza significativa sul controllo della fame attraverso quello che viene definito asse intestino-cervello, agendo come un vero e proprio terzo meccanismo di regolazione accanto alla fame omeostatica ed edonica. Come?

1. Produzione di Metaboliti Chiave: GABA, indolo, e Acidi grassi a catena corta (SCFA) come acetato, propionato e butirrato aumentano la produzione di ormoni della sazietà, come GLP-1, PYY e leptina, e riducono la ghrelina (l’ormone della fame)

2. Influenza sulle Preferenze Alimentari: esistono prove che i recettori nella mucosa intestinale, interagendo con specifici batteri e metaboliti, possano influenzare la preferenza del cervello per gli zuccheri. Questo suggerisce che il microbiota non solo ci dice quanto mangiare, ma può anche guidare il desiderio verso determinati nutrienti,
influenzando il desiderio e la preferenza per gli zuccheri anche indipendentemente dal gusto percepito in bocca.

3. Impatto della Dieta e della Disbiosi:
• Prebiotici e Alimenti Funzionali: alimentano i batteri benefici che producono butirrato e altri segnali di sazietà e possono modellare il microbiota, aiutando a ripristinare l’equilibrio intestinale (eubiosi) e contrastando la disbiosi.

• Cibi Ultra-processati: L’assunzione di additivi e zuccheri raffinati altera il microbiota, aumentando la permeabilità intestinale (leaky gut), permettendo il passaggio di sostanze nocive che possono causare infiammazione e disturbi neurologici legati al controllo della fame.
Chi consuma elevate quantità di zucchero può sperimentare:
• improvvisi picchi e crolli di energia, con conseguenti sbalzi d’umore,
• irritabilità
• difficoltà di concentrazione
• iperattività
• difficoltà di attenzione
• manifestazione cutanee
• infiammazione locale e sistemica con conseguenze sulla longevità (inflammaging) e possibili danni all’ippocampo, compromettendo la memoria e le capacità cognitive.

Cosa puoi fare per migliorare l’ascolto e l’accoglienza degli stimoli dei diversi tipi di fame e trovare la risposta giusta?

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